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Il Grillo di Naro che si beve assieme al tonno

di Maria Antonietta Pioppo
(la Repubblica, 12 luglio 2019)

Se si riuscisse a utilizzare una sola parola per questa cantina sarebbe indubbiamente “amore”. L’amore in tutte le sue forme perché si respira nell’aria, nel contatto con i proprietari e ovviamente nel vino. È la storia di Baglio Bonsignore, la cantina di Naro voluta e realizzata da Luigi Bonsignore e Debora Greco, una coppia nella vita e nel lavoro. Tre figli, Simone, Pietro e Carlo e un sogno nel cassetto: produrre vini simbolo del territorio. La storia inizia qualche anno fa, nel 2016, quando i due si innamorano di questa tenuta.

La superficie totale, in contrada Giddio, conta tredici ettari di cui sette vitati e impiantati a Nero d’Avola e Syrah, quasi quattro impiantati a Grillo e la restante parte che verrà impiantata a Chardonnay. I vigneti si trovano a un’altitudine compresa fra i trecento e i quattrocento metri sul livello del mare. Mezzo ettaro della tenuta è occupata da un lago, destinato all’irrigazione. Il progetto dei Bonsignore, però, è ben più lungimirante e punta all’enoturismo, per sancire ancora una volta il legame con il proprio luogo di origine. Sarà inaugurato in occasione della prossima Pasqua un relais con sei camere, sala degustazione attiva tutto l’anno, un ristorante e la cantina che sarà all’interno di una costruzione di pietra di epoca antica.

Il re dei vini, il re è sicuramente il Nero d’Avola, il cui debutto per l’azienda avviene tre anni fa, con il Cubburo, in blend con il 30 per cento di Syrah. Poi vi è anche la versione in purezza, un Syrah e un Grillo anch’essi in purezza.

Oi, siciliano per oggi, è il Grillo Doc Sicilia. Oi è anche metafora del tempo che fugge ed è prezioso. Ma non c’è fretta dentro questo vino, annata 2018, che presenta un colore giallo paglierino con qualche riflesso ancora verdognolo. I suoi profumi sono delicatissimi con note di agrumi che emergono e si alternano a note di frutta esotica. Al palato c’è un piacevole ritorno di queste note e, già dal primo sorso, è la freschezza che fa la parte del leone, rendendolo pronto per la degustazione e per l’abbinamento con preparazioni caratterizzate in primis da tendenza dolce.

Ed ecco un connubio tra i più riusciti con uno dei piatti della trattoria Caico di San Leone, la caponata di tonno dove l’estrema freschezza del vino crea un bel gioco con la consistenza del tonno.

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